Tesina: La comunicazione: Apocalittici ed integrati

Ogni tecnologia è al tempo stesso un danno e una benedizione.
Neil Postman

Una foto di Nicolas NegroponteCosa pensano gli studioso riguardo al presente e al futuro dei personal media?
Si possono analizzare sommariamente le due correnti estreme, specificando sin dall’inizio che la maggior parte degli studiosi occupano spesso una posizione intermedia.
Tra coloro che lodano lo sviluppo della personalizzazione comunicativa bisogna citare per primo Nicholas Negroponte è fondatore e direttore del Media Laboratory del Massachusetts Institute of Technology (MIT), negli Stati Uniti il laboratorio interdisciplinare altamente innovativo nato dieci anni fa, centro di ricerca con un budget multi miliardario, orientato esclusivamente sullo studio e la sperimentazione delle forme future della comunicazione umana, dalla istruzione all’educazione. I suoi programmi includono: la televisione di domani, la scuola del futuro, i sistemi d’informazione e d’intrattenimento e l’olografia¹.
Negroponte è inoltre consulente sia del governo che dell’industria privata, membro attivo di diversi consigli direttivi e partner di un fondo di finanziamento dedicato alle nuove tecnologie per l’informazione e l’editoria. Negroponte è un collaboratore fisso del mensile Wired e autore del nuovo libro Being digital, fondamentale per gli studi sui personal media.

Tra gli “entusiasti” non dobbiamo dimenticare: Masuda, Garret, Wright, Gaudin, Vasseur, De Kerckove, Toffler, Singer.
Tutti personaggi importanti, fiduciosi nell’assioma secondo cui il maggiore progresso tecnologico garantisce un maggiore benessere e sviluppo.
Secondo loro, lo sviluppo dei personal media renderà accessibili a tutti un numero sempre più vasto di informazioni, ed una popolazione sempre correttamente informata è meno suscettibile al controllo di una dittatura.


Allo stesso modo, molti tra questi “integrati” sognano la realizzazione di ampie forme di democrazie dirette, poichè i PM permetterebbero ai cittadini di votare da casa propria, premendo semplicemente un pulsante (sistemi simili sono già stati sperimentati a Columbus in Ohio, dove tutti gli abitanti, grazie al sistema interattivo hanno preso parte ad una riunione della commissione locale per la programmazione di Qube, noto esperimento di televisione interattiva degli anni ’60).
Lo stesso Bill Gates è passato, durante gli ultimi anni, nella schiera degli ottimisti e non a caso la Microsoft sta prestando grande attenzione ad Internet.
Anche l’uomo più ricco del mondo prospetta una futura integrazione tra TV e PC attraverso la rete telefonica ed i satelliti e ritiene che il video del futuro sarà connesso ad un supertelecomando in grado di agire sullo schermo e capace di dotarlo della funzionalità necessaria a fare dialogare la persona con il mondo.
Ma non dobbiamo dimenticarci dell’importante sviluppo che i cellulari hanno avuto in questi ultimi due anni. 
La linea degli “integrati” sposa quindi un determinismo tecnologico improntato all’ottimismo, le cui teorie vengono smentite dalle parole degli apocalittici: per questi ultimi infatti ogni nuova scoperta tecnologica appare come un’arma nelle mani del potere centrale, pronta a controllare a loro insaputa i cittadini.
Per questi nuovi luddisti lo sviluppo dei PM potenzierebbe soltanto l’efficacia degli strumenti di controllo.
Questa è la linea di studiosi come Schiller, Burnham, Laudon, Rheingold, Postman, Read, Illich.
Secondo gli apocalittici il futuro promette uno sviluppo basato su tre processi fondamentali:

  1. progressiva sottrazione delle notizie allo spazio comune di un’informazione pubblica e gratuita e loro immissione nel mercato come merci tra le altre e come bene di consumo, situazione che porterebbe da un lato a probabili distorsioni e manipolazioni dell’informazione stessa, dall’altro alla formazione di una nuova scala sociale basata sul possesso di dati;

  2. il carattere elitario delle nuove tecnologie, il cui funzionamento non è facile da apprendere per l’uomo medio, porterebbe ad un aumento del potere di coloro che ne hanno il possesso, diminuendo le possibilità di controllo dal basso;

  3. la tendenza sempre maggiore delle industrie della comunicazione ad unirsi in monopoli di dimensioni crescenti renderebbe più e meno individuabili eventuali responsabilità relative ad operazioni di contraffazione e manipolazione.

Senza parlare poi dei problemi legati alla violazione della privacy o le giustificate critiche degli “apocalittici” sulle odierne tecniche di reperimento ed immagazzinazione dei dati personali che consentono ai governi, alle polizie ed ai servizi segreti di schedare con grande accuratezza milioni di persone, senza che nemmeno se ne accorgano.
Tutto questo ricorda da vicino il “Panapticon”, il modello di prigione perfetta ideato da Jeremy Bentham: una prigione in cui si può essere osservati in ogni momento senza sapere di essere visti.
In realtà in Occidente non ci sono le prove dell’esistenza di schedari governativi che utilizzino questa mole di dati, ma esistono già società di servizi che offrono ad altre ditte indirizzari molto precisi, utilizzati a scopo di marketing e sempre più spesso a scopi elettorali.
Ma allora chi ha ragione?
Come al solito la ragione sta nel mezzo, perché una tecnologia non è di per sé in grado di spingere processi politici e sociali in un senso piuttosto che nell’altro, semmai può essere uno strumento formidabile per sollecitare cambiamenti già in atto.
La tecnologia non nasce dal nulla, ma subisce le influenze delle strutture sociali, che poi a sua volta condiziona in un processo di tipo circolare.
Il bit quindi contiene in sè alcune potenzialità negative, come la violazione sistematica e non rilevabile della privacy di milioni di persone, e potenzialità positive, come la partecipazione costruttiva dei singoli individui allo scambio comunicativo.
Delle tante realtà che si affacciano sul nostro futuro potremo solo dire che i personal media comporteranno la rivoluzione di molte vecchie categorie, in che direzione con precisione non si può sapere, ma sicuramente secondo un processo legato ad una nostra precisa presa di coscienza ed all’aumento delle nostre responsabilità di autodeterminarci in quanto singoli e collettività.

Io sono il mio futuro nella continua prospettiva di non esserlo. Di qui l’angoscia che proviene dal fatto che non sono abbastanza quel futuro che devo essere e che dà senso al mio presente; io sono un essere il cui senso è sempre problematico. (Sartre)

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  1. Olografia = s. f., in fisica, tecnica che permette di realizzare una registrazione fotografica unitaria
    di figure sovrapposte per la interferenza di due fasci laser, di cui uno riflesso dall’oggetto
    osservato, l’altro proveniente dalla stessa fonte luminosa

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